HIV e assicurazioni private: una crescente discriminazione.
(Oliver Talpaert, AIDES Federazione Nazionale)


Tanto al momento della stipulazione della polizza di assicurazione quanto al momento dell'entrata in vigore della garanzia, le compagnie di assicurazione procedono ad una vera e propria discriminazione verso le persone affette da AIDS.
Al momento della stipulazione del contratto, la persona assicurata innanzitutto deve essere informata preventivamente e con esattezza delle patologie non assicurabili o per le quali sia richiesto un premio maggiorato.
Per accertare lo stato di salute delle persone, le compagnie di assicurazione fanno compilare dei formulari riguardanti lo stato di salute del candidato alla stipulazione del contratto. Questi contratti tendono ad essere sempre piu' mirati, vale a dire inquisitori.
Le compagnie di assicurazione possono cosi' stabilire un profilo tipo di coloro che, a loro giudizio, sono piu' di altri esposti all'infezione da HIV.
Le domande sullo stato di salute sono molto insidiose e possono comportare conseguenze impreviste.
Nei Paesi Bassi, quando la persona ammette di aver gia' fatto un test HIV (risultato comunque negativo), la società di assicurazione richiede facilmente un nuovo test perche', dal fatto che sia stato effettuato quel test, essa trae la conclusione che quella persona appartenga ad un gruppo a rischio.
Sulla base del profilo, oppure delle risposte al questionario, le società assicuratrici possono richiedere il test HIV. Esse non possono imporlo, ma un eventuale rifiuto certamente comporterà
Una loro risposta negativa, o nel migliore dei casi, una maggiorazione del premio.
In Austria certi questionari sono espliciti: rifiutare il test equivale ad ammettere di essere sieropositivi.
In numerosi paesi europei le società di assicurazione si sono impegnate a non richiedere il test al di sotto di un certo capitale assicurato. La somma e' quasi ovunque la stessa , 152.450 Euro, a copertura di prestiti per scopi professionali o privati. Tuttavia molte società richiedono il test per un capitale assicurato nettamente inferiore, a seconda del profilo dell'assicurato.
Va sottolineato che il rischio di sieropositività e' sopravvalutato rispetto ad altre malattie (tumore, alcolismo, malattie cardiovascolari) per le quali non vengono effettuate le stesse indagini.
Ma e' soprattutto al momento dell'eventuale risarcimento che le società di assicurazione attuano discriminazioni ancor piu' ingiustificate. Se hanno notizia che la persona e' deceduta a causa dell'AIDS, fanno sempre piu' spesso valere che l'assicurato conosceva la propria sieropositività gia' dal momento della firma del contratto, e pertanto aveva compiuto una falsa dichiarazione.
Una compagnia di assicurazione non può unilateralmente rifiutare l'applicazione dei propri obblighi. In tal caso, si impone una sentenza del tribunale. In molti paesi, come ad esempio la Francia, la società assicuratrice deve presentare la prova della "mala fede intenzionale" dell'assicurato.
Molti assicurati, o aventi diritto all'assicurazione, si lasciano intimidire e, nel migliore dei casi, accettano un compromesso insignificante. Per ricercare le cause del decesso, molte società ricorrono a procedure che sono in totale contrasto con il rispetto della privacy e riservatezza delle persone.
Tale segreto può essere rimosso solo tra due o più medici che abbiano in cura la stessa persona.
Il medico di una società di assicurazione non dovrebbe mai avere accesso alla cartella clinica della persona ammalata o deceduta. Un ammalato non può' esonerare il proprio medico dall'obbligo del segreto professionale e qualsiasi impegno richiesto in tal senso (come avviene in Austria) e' inaccettabile.
In Francia, un certificato di morte specifica soltanto il carattere accidentale o non della morte. A tutte le domande relative alle cause del decesso, rivolte dalla società di assicurazione al medico curante, deve essere opposto il segreto professionale. In alcuni Paesi il diritto alla riservatezza appare continuamente violato. In Italia, ad esempio, le società di assicurazione hanno il diritto di richiedere al beneficiario dell'assicurazione tutti i documenti sanitari relativi alle cause del decesso dell'assicurato.
L'inviolabilità del segreto professionale deve essere ribadita a livello europeo.
In conclusione, occorre sottolineare che i principi dei sistemi di assicurazione in Europa sono praticamente identici:
- per quanto riguarda l'AIDS le tabelle dei valori a cui fanno riferimento le società di assicurazione risultano obsolete, laddove soprattutto non considerano i nuovi trattamenti.
- inoltre, gli indici di rischio relativi alla salute stanno diventando sempre piu' categorici, considerato che le informazioni genetiche favoriranno l'adozione di criteri sempre piu' selettivi e discriminatori.
- La negoziazione con le società assicuratrici e' spesso difficile, se non impossibile : in Francia, la convenzione del 1991 firmata tra il governo e le compagnie di assicurazione si e' rivelata inutile in quanto priva di carattere vincolante.
In conclusione, il diritto ad avere un'assicurazione deve essere riconosciuto, specialmente per le patologie gravi e le malattie croniche.
I termini e le condizioni di tale diritto devono essere stabiliti dalle autorità europee e nazionali.