HIV / AIDS, i nuovi trattamenti e il mondo del lavoro.


1) AIDS e occupazione in Germania. (Uli Meurer)


Vi sono in tutto 50000 persone che convivono con l'HIV in Germania, la maggior parte giovani in età' lavorativa, che hanno diversi atteggiamenti e percorsi professionali molto differenziati.
Per la loro età' e stile di vita parte di essi non ha concluso la formazione e non possiede qualifiche per trovare lavoro.
All'inizio dell'epidemia HIV, numerose persone, pensando che la morte fosse vicina ed inevitabile, hanno deciso di smettere di lavorare. L'arrivo dei trattamenti antiretrovirali ha migliorato lo stato di salute di moltissime persone, al punto che alcune desiderano riprendere l'attività'.
Data la crisi del mercato del lavoro in Germania, le loro possibilità' di reinserimento sul piano professionale sono deboli.
Il miglioramento dei trattamenti comporta un prolungamento della vita delle persone. Se questi miglioramenti persistono, tra qualche anno potremo definire l'AIDS come una malattia cronica.
Ciò' significa che la maggior parte delle persone che convivono con l'HIV sara' in grado di lavorare per molti anni.
Ma in quanto "disabili" le prospettive per le persone sieropositive sul mercato del lavoro sono estremamente limitate.
La situazione può' essere descritta come segue. La prima priorità' delle persone che hanno un impiego e' conservarlo. Perciò' l'ambiente di lavoro deve consentire loro, se lo desiderano, di convivere con l'infezione senza timori, ne' essere vittime di discriminazioni o perdere il posto.
La considerazione dei fattori propri della malattia AIDS e' essenziale: modelli di orari di lavoro piu' flessibili possono far parte della soluzione, perche' le assenze legate alla malattia e alle visite mediche spesso impediscono alla persona di lavorare.
Abbiamo inoltre bisogno della possibilità' di un ritiro senza traumi dal mondo del lavoro, o di passare con maggiore facilita' al tempo parziale senza perdere i vantaggi acquisiti per le pensioni stanziate successivamente.
Il numero delle persone che desiderano tornare a lavorare e' aumentato: il loro rientro dovrebbe essere accompagnato dallo sviluppo di nuovi modelli di lavoro, piu' adatti alle loro condizioni.
Per ovviare alla mancanza di professionalità' delle persone con HIV/AIDS e' necessario creare centri di formazione che consentano loro di acquisire una qualifica professionale o di imparare un nuovo mestiere, rispettando la loro storia e i singoli percorsi professionali. Questo percorso di formazione dovrà comprendere una fase di orientamento volto a mettere in luce le esigenze delle persone.
Globalmente parlando, e' chiaro che i sistemi sociali non prendono in considerazione la specificità' della situazione delle persone che vivono con un handicap o una malattia cronica.
Per migliorare la situazione delle persone che convivono con HIV e AIDS dobbiamo riconsiderare il ruolo del lavoro. Un impiego non e' solo un modo per percepire un reddito, ma anche e soprattutto un'attività' che da' alle persone la sensazione di fare qualcosa di utile per se stesse e per gli altri. La situazione relativa al lavoro delle persone che convivono con l'HIV e' una questione di qualità' della vita, correlata alla promozione e alla tutela degli equilibri personali di ognuno.

2) Le emergenze italiane. (LILA)

In Italia, le situazioni che devono essere affrontate con particolare urgenza riguardano sia le persone che desiderano ritrovare un posto di lavoro che quelle che hanno gia' un'occupazione ma la mantengono con difficoltà'.
Cosi' e' necessario promuovere corsi di formazione professionali, mentre l'apertura di agenzie di collocamento private (1997) rende particolarmente urgente un piu' adeguato livello di protezione dei dati personali (in particolare nel quadro della raccolta di informazioni sulla situazione sanitaria delle persone) per prevenire eventuali discriminazioni nei confronti dei pazienti colpiti da HIV/AIDS.
Secondo i dati raccolti dai servizi legali della LILA, i problemi riscontrati dai lavoratori che convivono con l''AIDS riguardano principalmente:
- Il test HIV e la protezione della privacy. Sembra in aumento il numero delle persone sottoposte
Al test HIV senza il loro consenso. In particolare, nelle cliniche ed istituti sanitari privati, spesso si chiede ai dipendenti lo screening per HIV.
- La compatibilita' tra le nuove terapie e un'attivita' lavorativa: la quantita' di pillole, i pesanti regimi terapeutici e gli effetti collaterali rappresentano seri ostacoli per lo svolgimento di un'attivita' lavorativa. A causa della stigmatizzazione sociale legata alla malattia, la maggior parte delle persone preferisce non prendere medicinali in pubblico perche' teme di essere scoperta. Per queste stesse ragioni pochi lavoratori colpiti da HIV ricorrono al sostegno dei sindacati e lottano da soli. Infine, e' difficile farsi carico degli effetti indesiderati della malattia (diarrea, nausea e senso di malessere) peraltro molto frequenti, sono difficilmente giustificabili.
- L'assunzione di persone con HIV E AIDS.
Le persone sieropositive o ammalate di AIDS possono essere giudicate invalide e pertanto iscriversi alle liste speciali di collocamento. In questo caso si assiste a pratiche discriminatorie quando i datori di lavoro chiedono il tipo di patologia invalidante o quando gli stessi malati rivelano la loro condizione sierologica, senza che vi siano obbligati. In molti casi, inoltre, vengono offerti ''incentivi'' affinche' il lavoratore invalido rifiuti l'impiego. Quest'ultima problematica appare in aumento, anche in conseguenza dell'introduzione di nuove disposizioni che autorizzano i datori di lavoro a chiamare direttamente i candidati per colloqui di lavoro, saltando la funzione dell'ufficio di collocamento, istituzionalmente preposto a tutelare i dati personali del lavoratore.