Infezione da HIV e AIDS: le misure di prevenzione
(medici infettivologi dell'ospedale Sacco - Milano)
Prof. A. Zanetti

L'infezione da HIV e la sua manifestazione più grave, l'AIDS, costituiscono nel loro insieme un problema di grande rilevanza sia sotto il profilo medico che sociale, la cui soluzione richiede l'adozione di molteplici e ccmplessi interventi di natura politica, economica, sociale etica e sanitaria. In particolare, la prevenzione il cui fine è quello di impedire l`insorgenza di nuove infezioni e la loro progressione a malattia assume un ruolo sicuramente preminente dal momento che l'infezione da HIV è tuttora in fase di espansione pandemica e il quadro clinico dell'AIDS risulta cosi severo da essere refrattario alla guarigione nonostante l'impiego di protocolli terapeutici sempre più sofisticati. Le possibili strategie per il contenimento e la prevenzione dell'infezione da HIV richiedono l'adozione di molteplici e coordinati interventi di natura legislativa, educazionale ambientale e la disponibilità di vaccini sicuri e protettivi. Gli interventi di prevenzione primaria mirano ad evitare il contagio o ad impedire l'insorgenza dell'infezione agendo sui soggetti infetti/malati, sulla via di trasmissione, sui possibili veicoli e vettori oppure proteggendo i soggetti suscettibili mediante irnmunizzazione con y-globuline (immunoprofilassi di tipo passivo) o con vaccino (immunoprofilassi di tipo attivo). Pertanto la prevenzione dell'infezione da HIV/AIDS comporta l'adozione di un complesso di misure aventi finalità e metodologie diverse, affidate ad una serie di atti impositivi e di suggerimenti comportamentali programmati e attuati nel nostro paese dal Ministero della Sanità e delle Regioni. Tra gli atti impositivi va ricordato l'inserimento dell'AIDS (ma non della sieropositività ad HIV) nell'elenco delle patologie infettive a denuncia obbligatoria) il controllo delle trasfusioni di sangue mediante screening dei donatori di sangue per gli anticorpi anti-HIV e il trattamento dei fattori della coagulazione VIII e IX con sistemi altamante virucidi, misure che hanno contribuito in modo determnante a ridurre pressochè a zero l'attuale rischio di infezioni nei pazienti trafusi e negli emofilici. Per quanto riguarda il contenimento della diffusione dell'infezione da HIV per via sessuale tramite assunzione di droghe per via endovenosa, sono stati attuati, con pochi successi, programmi di educazione sanitaria volti alla rimozione dei fattori di rischio e all'adozione di corretti stili di vita. Tuttavia nonostante i numerosi sforzi intrapresi, la curva epidemica inerente il numero dei nuovi casi che ogni anno si infettano con il virus HIV rimane nella fase di ascesa. Per invertire questa tendenza è pertanto urgente potere disporre nella lotta dell'infezione da HIV e AIDS anche del contributo di vaccini sicuri ed efficaci. Diversi laboratori a livello mondiale sono attualmente impegnati al raggiungimento di questo obbiettivo anche se finora i molti tentativi fatti non sono stati ancora coronati dal successo atteso. Ciò soprattutto per le difficoltà legate alle complesse caratteristiche biologiche del virus HIV, un agente in grado di replicarsi con un elevato tasso di mutazioni, di integrarsi nella cellula ospite sotto forma di provirus a DNA ingegnerizzato ad eludere la risposta immune dell'ospite che ha infettato. Con queste premesse e per motivi di sicurezza è pertanto impossibile sviluppare dei potenziali vaccini anti-HIV vivi ed attenuati (come ad esempio quello utilizzato per prevenire la poliomielite); ciò per la possibilità che il virus vaccinale attenuato possa moltiplicandosi riacquistare per mutazione l'originale patogenicità, integrarsi nelle cellule dell'ospite e indurre una infezione persistente al posto della attesa protezione. Anche la preparazione di un vaccino a microrganismi inattivati è una strada teoricarnente problematica per il timore di introdurre in organismi sani dei virus uccisi ma che conservano nel loro materiale genetico un potenziale oncogeno. Inoltre i vaccini inattivati sono in grado di evocare una risposta immuno-cellulare generalmente modesta, un fatto questo sicuramente svantaggioso dal momento che l'HIV è in grado di trasmettersi non solo come virus extracellulare ma anche direttamente da cellula a cellula. I più moderni approcci sperimentali perseguiti nella preparazione di vaccini anti-HIV si basano sulle tecniche di biologia molecolare utilizzate nell'allestimento di vaccini ricombinanti ottenuti mediante procedure di ingegneria genetica e dei vaccini a peptidi sintetici. Entrambi questi vaccini non contenendo sub-unità di origine virale sono molto sicuri anche se, come accade per i vaccini peptidici, soffrono generalmente di scarso potere immunogenico. Attualmente si fa molto affidamento sui vaccini a "naked DNA" (DNA nudo) o vaccini genetici che inoculati in animale sembrano offrire risultati incoraggianti. Tentativi di vaccinazione anti-HIV sono stati già effettuati sia in pazienti sieropositivi ( al fine di impedire o quantomeno rallentare la progressione dell'infezione ad AIDS) che in soggetti sani sieronegativi ed esistono oggi in corso di valutazione diversi trial in fase I e fase II che impiegano almeno una ventina di diversi preparati vaccinali anti-HIV. Il problema è che, almeno per il momento, nessuno dei vaccini in studio si è dimostrato chiaramente in grado di produrre anticorpi capaci di neutralizzare i diversi ceppi di HIV. Accanto ai vaccini a sub-unità sono stati anche preparati vaccini ricombinanti vivi nei quali le glicoproteine virali di superficie gpl20 e gpl60 vengono fatte esprimere da un vettore virale vivo ed attenuato come ad esempio il virus vaccino. Il vantaggio di questi vaccini è che sembrano in grado di indurre una buona risposta T citotossica, lo svantaggio è legato almeno teoricamente alla scarsa sicurezza biologica del prodotto.