AIDS: una pandemia ancora in crescita
(medici infettivologi dell'ospedale Sacco - Milano)
Prof.ssa A. Cargnel

L'AIDS (Acquired immunodeficiency sindrome, sindrome da immunodeficienza acquisita) è malattia relativamente recente - i primi casi sono stati descritti nel 1981- e tuttavia essa si è diffusa rapidamente (milioni di soggetti nel mondo sono stati infettati dal virus HIV) in pressoché tutte le nazioni, assumendo le caratteristiche di una vera e propria pandemia. I primi casi sono stati descritti negli USA, alla fine del 1981, tra omosessuali maschi, colpiti da infezioni opportuniste o da tumori particolari quali, ad esempio, il sarcoma di Kaposi, e affetti da una forma di immunodeficienza da causa allora non conosciuta. Studi retrospettivi su sieri congelati hanno mostrato la presenza di anticorpi contro il virus HIV (Human Immunodeficiency Virus= virus dell'immunodeficienza umana), riconosciuto successivamente responsabile della malattia, in un soggetto morto in Africa nel 1959. Da dove è venuta questa malattia? Sono state formulate numerose ipotesi; la più accreditata indicherebbe come progenitore del virus HIV un virus, l'STLVIII (Simian T Cell Leukemia Virus III), che nella scimmia provoca una sindrome riconducibile all'AIDS dell'uomo. L'infezione, dunque, avrebbe colpito le zone rurali dell'Africa dove sarebbe rimasta confinata per lunghi anni e, successivamente, si sarebbe diffusa alle aree urbane del Centro Africa. Di li, attraverso i rapporti commerciali con altri Stati,l'infezione avrebbe raggiunto Haiti e l'America centrale, si sarebbe diffusa negli USA, in Europa e, successivamente, in tutto il mondo. I casi di AIDS notificati nel mondo, al 31/12/94 sono 1.025.073; tuttavia, l'AIDS rappresenta la punta di un iceberg: ciò che si vede è poca cosa rispetto a ciò che esiste, ma è nascosto. Si stima, infatti, che i soggetti infettati dal virus nel mondo, anche se non hanno sviluppato la malattia, siano almeno tredici milioni e l'Organizzazione Mondiale della Sanità prevede che, nel 2000, saranno dai 30 ai 40 milioni. Per ciò che concerne le modalità di diffusione e di presentazione dell'epidemia da HIV, sono descritti tre differenti quadri (patterns) epidemiologici. Il pattern I comprende gli USA, il Canada, l'Europa dell'Ovest, l'Australasia, il Nord Africa, parti del sud America; qui l'epidemia si è diffusa soprattutto tra gli omosessuali, i bisessuali e i tossicodipendenti. Coloro che hanno contratto l'infezione per via eterosessuale, costituiscono una piccola percentuale di casi. Nel pattern II, comprendente il resto dell'Africa e del Sud America, la maggioranza dei soggetti ha acquisito l'infezione per via eterosessuale, con un rapporto uomo-donna di circa uno ad uno. L'AIDS in questi paesi ha avuto un impatto drammatico; sui tredici milioni di soggetti stimati infettati dal virus HIV nel mondo, otto milioni risiedono nell'Africa sub Sahariana. Il pattern III (Asia-Pacifico, Europa dell'Est e Medio Oriente), dove il virus HIV è stato introdotto probabilmente più tardi rispetto ai paesi appartenenti agli altri patterns, è caratterizzato da un numero modesto di casi notificati di AIDS. In questi ultimi tempi, tuttavia, si è riscontrato un forte incremento dei casi di infezione da HIV al punto che, Michael Merson direttore del Programma Globale sull'AIDS dell'Organizzazione mondiale della Sanità, ha affermato che l'epidemia dell'Asia può ultimamente far scomparire tutte le altre sia come impatto che come portata. La Tailandia, a questo riguardo, ne è l'esempio più drammatico. Dopo i primi casi del 1984, i gruppi più colpiti dalla diffusione epidemica sono stati i tossicodipendenti, le prostitute ed i giovani eterosessuali. Così si è visto che, tra i giovani con MST (Malattie Sessualmente Trasmesse), la prevalenza dei soggetti infettati da HIV è salita da "0%"a "6,9%" e tale percentuale è destinata ancora a salire. In una ricerca fatta sui sieri di 1000 giovani di leva (Nopkesom e al., 1993) si è evidenziato un tasso di infezione del 6,9%; nel Nord della Tailandia tale tasso negli uomini raggiunge il 15,3%. Tre quarti di queste persone riferivano rapporti sessuali con prostitute e sintomi indicativi di MST; tre quinti di loro avevano usato metà delle volte il preservativo. Questa situazione drammatica, non presente né percepita tale fino al 1990, assomiglia a quella dei paesi più industrializzati dell'Africa. L'epidemia da HIV è purtroppo alimentata da numerosi fattori sociali e demografici: le migrazioni numerose (nel 1991, 70.000 Iavoratori Tailandesi hanno viaggiato all'estero in cerca di lavoro), l'esodo delle donne verso le aree urbane per praticare la prostituzione, in cerca di guadagno per le loro povere famiglie rurali... L'esperienza africana insegna che nei prossimi anni un numero elevato di bambini sarà orfano; la povertà aumenterà, vi sarà una caduta nell'educazione e una diminuita produzione di cibo nel momento in cui la forza lavoro si ammalerà. A tutto ciò va aggiunto il problema della tubercolosi, malattia assai diffusa in Asia, continente in cui sono presenti i due terzi di casi di tubercolosi di tutto il mondo; a causa dell'HIV, tale situazione diventerà ancora più drammatica perché si attiveranno migliaia di tubercolosi latenti.